logo stampa sportello


Staff di mediatori culturali negli ospedali per eliminare le discriminazioni
Comunicazione e assistenza le richieste degli stranieri (04/12/2007)


Nei giorni scorsi si è svolto a Roma il XIV workshop internazionale "Cultura, Salute, Migrazione. Con gli occhi di una libellula", organizzato dall'Istituto San Gallicano di Roma, dall'Assessorato alla Sanità della Regione Lazio e dall'Istituto internazionale scienze mediche antropologiche, durante il quale si è fatto il punto sulla cura e l'accoglienza nelle strutture sanitarie italiane dei migranti. Durante il workshop è stata presentata la ricerca "Servizi sanitari e discriminazione razziale. Strumenti e pratiche di prevenzione e contrasto della discriminazione razziale nell'accesso all'assistenza medica", realizzata nell'arco di un anno allo scopo di fornire linee guida per l'eliminazione di possibili disparità di trattamento.

Peculiarità della ricerca, promossa dall'Istituto internazionale di Scienze mediche antropologiche e dall'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali è stata l'indagine sul vissuto degli operatori sanitari, realizzata attraverso 1000 questionari somministrati a personale infermieristico di Roma. Il momento del parto è stato il fattore su cui lo studio si è maggiormente focalizzato e che ha messo in evidenza notevoli discriminazioni ai danni delle donne straniere ma l'analisi, soprattutto grazie ai focus group rivolti a utenti/pazienti stranieri, ha portato alla luce altre tipologie di disparità razziali in ambito sanitario.

I focus più significativi sono stati realizzati a Roma e Arezzo e le aree di interesse sono state l'itinerario terapeutico, la relazione con gli operatori sanitari e la cura.

Il Lazio registra una presenza di diverse etnie e per la Regione, la Provincia di Roma e il Comune di Roma, la classe di età più rappresentata è quella rispettivamente dei 30-34 anni. Secondo i dati dell'Agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio - risalenti a cinque anni fa - nel 2002 la provincia di Roma è risultata al primo posto per quanto riguarda i ricoveri degli immigrati (95% del totale regionale), seguono Latina (3,2%), Viterbo (2,5%), Frosinone (0,9%) e Rieti (0,3%). Il 71% dei ricoveri ordinari e il 64% dei Day Hospital hanno riguardato soprattutto gli stranieri di età compresa tra i 18 e i 49 anni (rispettivamente 32% e 31%), poco rappresentata, invece, la classe di età sopra i 65 anni (il 7% degli ordinari e il 3,5% dei Day Hospital).

La causa più frequente di ricovero ordinario per i maschi ha avuto come causa i traumatismi (oltre il 20%) seguiti dalle malattie dell'apparato digerente (13%) e del sistema respiratorio e circolatorio (in entrambi i casi circa il 9%). Per le donne, invece, le dimissioni - sempre in regime ordinario - sono state connesse principalmente alla gravidanza, al parto e al puerperio (41,9%).

Nel 2002, quindi, l'accesso degli immigrati ai servizi ospedalieri è stato legato in particolar modo a eventi fisiologici (parto) o accidentali (traumatismi).

I focus hanno evidenziato la presenza di uomini diabetici, soprattutto provenienti dal Senegal e dalle regione del Maghreb, che hanno scoperto la malattia solo dopo l'arrivo in Italia - un fenomeno dovuto al mutamento di abitudini alimentari che, alterando il loro stato metabolico, ha portato alla malattia - la tendenza delle donne asiatiche e dell'Est europeo a ricorrere alle cure ospedaliere italiane, e quindi alla medicina occidentale, solo dopo aver utilizzato la loro medicina tradizionale, l'importanza rivestita, per le donne straniere, dalla possibilità di scegliere un medico donna e l'importanza della gratuità del Servizio sanitario nazionale, un servizio/diritto che molti stranieri non hanno nei Paesi d'origine.

Il tempo da dedicare alla salute e la discriminazione indiretta sono risultate le problematiche maggiori. Molto spesso, il poco tempo che gli immigrati hanno a disposizione al di fuori del contesto lavorativo è inconciliabile con gli orari di visita del medico di famiglia o con gli orari previsti per l'adempimento delle pratiche burocratiche richieste delle amministrazioni sanitarie per essere sottoposti a visite mediche. Il tempo, quindi, rappresenta un ostacolo nel percorso di cura dello straniero, arrivando anche a dissuaderlo dal far ricorso alle cure necessarie.

Per quanto concerne la discriminazione, questa è risultata colpire soprattutto le donne, in particolare quelle che indossano il velo. Dai racconti rilevati nei focus, inoltre, la maggior parte degli immigrati non ha percepito alcuna discriminazione come tale e ha quasi giustificato la disparità di trattamento sanitario, attribuendo a loro stessi le colpe del trattamento subito, citando come cause l'incapacità di farsi capire dai medici, la propria ignoranza e la difficoltà di comprensione dell'iter sanitario italiano.

Bisogna anche sottolineare che spesso gli operatori sanitari non riescono a riconoscere le differenze tra le varie etnie e, di conseguenza, non riescono a comprendere le reali necessità degli utenti stranieri. Sono state evidenziate, quindi, difficoltà di comprensione e comunicazione, nessun tipo di riferimento alla mediazione linguistico-culturale intesa come supporto agli stranieri e al personale sanitario e nessuna presenza di strutture predisposte all'accoglienza di utenti stranieri.

Per risolvere questi e tanti altri problemi del rapporto tra popolazione migrante e salute pubblica, c'è l'attività dell'Istituto Nazionale per la Promozione della Salute della Popolazione Migrante e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP), nato con la legge Finanziaria 2006 e fondato sull'esperienza ormai ventennale della Struttura Complessa di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale dell'Istituto dermosifilopatico Santa Maria e San Gallicano - Irccs presso gli Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma.

L'INMP ha individuato tre aree principali di attività che rispondono pienamente alle problematiche messe in luce dall'indagine: assistenza, formazione e ricerca. L'Istituto propone di creare delle strutture sanitarie polispecialistiche composte da un nutrito staff di mediatori linguistico-culturali da impiegare nell'accoglienza degli utenti stranieri.



Fonte: Redattore sociale , 04/12/2007



pubblicato: 05-12-2007 - modificato: 10-05-2012





chiudi finestra