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Nella sezione femminile del carcere di Rebibbia il record di bambini dietro sbarre
Sono 31, mentre il nido ne può ospitare solo 13 (12/11/2007)


Sono 31 i bambini ospitati nel carcere di Rebibbia femminile, mentre il nido ne può ospitare solo 13. L'allarme arriva dal Garante regionale dei diritti dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni. Il record, spiega una nota, è stato raggiunto con appunto 31 bambini di età compresa tra zero e tre anni insieme a 28 mamme (due hanno due gemelli) detenute nel carcere romano. «Una situazione sgradevole per due motivi - ha spiegato Marroni -. Il primo è che si tratta di detenute straniere in gran parte stanziate nella zona di Roma che, con il trasferimento, si vedono tagliare ogni legame con le loro famiglie. Il secondo è che non si è tenuto conto della delicata situazione dei bambini, molti dei quali frequentano l'asilo nido esterno del comune e che sono coinvolti nelle iniziative dell'associazione di volontariato “A Roma insieme”, che ogni sabato li porta fuori dal carcere per ridurre al minimo il loro impatto con il carcere».

Le 28 detenute nel carcere romano sono quasi tutte straniere, in gran parte Rom. In base alla legge - spiegano dall'ufficio del Garante - i bambini fino a tre anni possono stare in carcere con le mamme, ma al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l'affidamento del piccolo o ai parenti (se ci sono) o a soggetti esterni. In carcere i bambini trascorrono gran parte del loro tempo nella stanza dei giochi o nella zona verde. Alcuni di loro frequentano il nido del comune di Roma.

Ai problemi dei minori se ne aggiunge, poi, un altro di tipo culturale. Alle detenute, infatti, sarebbe stato spiegato che se avessero affidato la custodia dei figli all'esterno potevano essere sistemate nella sezione comune di Rebibbia, evitando il trasferimento extraregione. Molte di loro, però, hanno rifiutato per paura di perdere definitivamente i figli.

«Nonostante l'impegno di operatori e volontari, i bambini vivono una situazione difficile anche per questi problemi di tipo culturale - ha detto il Garante -. L'emergenza di queste ore, con mamme e piccoli trasferiti da una parte all'altra d'Italia senza tener conto dei legami anche affettivi che si erano creati i piccoli in carcere e con i volontari, dimostra ancor di più l'urgenza di prevedere, per le madri detenute, misure alternative alla detenzione e l'uso della carcerazione solo per reati gravi». Pertanto, auspica Marroni, «che il Parlamento approvi al più presto la proposta di legge su questo tema, già licenziata dalla Commissione Giustizia».



Fonte: Redattore sociale , 12/11/2007



pubblicato: 14-11-2007 - modificato: 02-03-2009





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