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Astensione obbligatoria




In gravidanza le donne hanno diritto ad usufruire di un periodo di congedo. Con riferimento al congedo di maternità, le donne non possono lavorare:
- nei 2 mesi che precedono la data presunta del parto; si deve far riferimento alla data indicata sul certificato medico, anche se ci può essere errore di previsione;
- nei 3 mesi che seguono il parto.
La lavoratrice può decidere di astenersi dal lavoro a partire da un mese prima e nei quattro successivi al parto, se questa scelta non mette a rischio la sua salute e quella del bambino.

La legge, in un'ottica sempre più paritaria tra i due sessi, tutela anche i diritti del padre lavoratore. In particolare è estesa la maternità obbligatoria, dopo il parto, al padre lavoratore.
Ecco i casi in cui è ammesso il congedo di paternità:
- grave malattia e morte della madre;
- abbandono e affidamento esclusivo del bambino al padre;
- madre che non lavora o non è lavoratrice dipendente.

Il congedo obbligatorio può essere fruito anche da lavoratrici e lavoratori nel caso di adozione o affido di un bambino di età non superiore ai sei anni. Il congedo deve essere fruito nei primi tre mesi di ingresso in famiglia del bambino. Nel caso di adozioni o affidamenti preadottivi internazionali, il congedo spetta anche se il minore ha superato i sei anni di età e fino al compimento dei diciotto anni.

Fonte: Intrage

Per approfondimenti e maggiori informazioni:
- Il rapporto famiglia e lavoro
- L'INPS sull'astensione obbligatoria







pubblicato: 22-11-2005 - modificato: 24-02-2012





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