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Autosufficienza e non autosufficienza



Autosufficienza
Grado di autonomia della persona anziana nelle attività di base della vita quotidiana e nelle attività strumentali. È data dalla situazione complessiva di salute e dalle condizioni sociali di vita (presenza di una rete familiare/amicale di sostegno, entrate economiche etc.)

Non autosufficienza


Purtroppo né a livello nazionale né regionale è stata approvata una definizione riferita all'anziano non autosufficiente. Ne consegue che viene facilitata la loro esclusione sociale.
Premesso che la non autosufficienza può essere causata dalla carenza di sufficienti risorse economiche o dalla mancanza di un alloggio adeguato o da altri motivi, attualmente le più consistenti difficoltà degli anziani con limitatissima o nulla autonomia sono causate dalla loro condizione di soggetti affetti da patologie gravemente invalidanti.
Al riguardo riportiamo la definizione proposta dal CSA, Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base di Torino, così formulata: "Sono persone (non solo anziane, ma anche adulte e giovani) colpite da malattie le cui conseguenze si prolungano nel tempo e determinano limitazioni notevoli della loro autonomia (impossibilità di camminare, incapacità di alimentarsi da sole, incontinenza urinaria e/o sfinterica, ecc.). Si tratta dunque di persone che, a causa della gravità delle loro condizioni fisiche e/o psichiche, hanno bisogno di cure e nello stesso tempo non sono in grado di provvedere a se stesse se non con l'aiuto totale e permanente di altri soggetti. Nei casi più gravi il malato cronico non autosufficiente ha bisogno dell'intervento di altre persone per soddisfare esigenze che non è nemmeno in grado di manifestare (fame, sete, caldo, freddo, ecc.)".
Rientrano, dunque, fra le persone malate croniche non autosufficienti anche gli individui colpiti dal morbo di Alzheimer e da altre forme di demenza senile.







Invalidità civile

(Fonte: Terzaet@)

Ai sensi dell'art. 2 della Legge 30 marzo 1971 n.118, modificata dal decreto legislativo 509/88, il quale introduce la definizione di invalidità civile per i cittadini ultrasessantacinquenni, si considerano mutilati ed invalidi civili «i cittadini affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche a carattere progressivo, compresi gli irregolari psichici per oligofrenie, di carattere organico o dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano subito una diminuzione della capacità lavorativa non inferiore ad un terzo o, se minori di 18 anni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età. Ai soli fini dell'assistenza socio sanitaria e della concessione della indennità di accompagnamento, si considerano mutilati e invalidi i soggetti ultrasessantacinquenni che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età».



Le minorazioni, ai fini della considerazione dell'invalidità civile, comprendono gli esiti permanenti delle infermità fisiche o psichiche e sensoriali che comportano danno funzionale permanente. Questo concetto introdotto, con l'art.1 del D.Lgs. 509/88, ha determinato quindi come base valutativa la compromissione funzionale.



In base alle leggi che disciplinano la materia, possiamo distinguere tre livelli di invalidità:

- invalidità in senso stretto, che individua una riduzione parziale della capacità lavorativa;
- inabilità che individua una riduzione totale e permanente della capacità lavorativa;

- superinvalidità che individua l'esistenza di oggettive e gravi difficoltà o l'impossibilità per un inabile a condurre una vita autonoma senza l'assistenza o l'aiuto costante di un altro soggetto.



Si definisce:

Infermità o minorazione la malattia o la lesione fisica o psichica, congenita o acquisita, che riguarda una o diverse funzioni ed organi;

Menomazione o deficienza la perdita o la compromissione delle funzioni, causata da infermità o minorazione, che ha effetti sull'abilità, sulla capacità lavorativa o sulla vita di relazione del soggetto;

Handicap la compromissione della capacità di compiere un'azione o un'attività nel modo o nelle forme ritenute normali; a prescindere dal grado di invalidità, è tale da provocare svantaggi nell'attività lavorativa, nella vita di relazione e nella promozione di se stessi.





L'accertamento delle minorazioni civili



Benefici

In seguito al riconoscimento del suo stato di invalidità civile, il soggetto può godere di due tipi di benefici:

separatore benefici economici;
separatore benefici relativi alle assunzioni obbligatorie in uffici pubblici e aziende private che devono riservare una quota del proprio organico agli invalidi civili.



In particolare, i benefici economici dipendono dalla percentuale di invalidità.
Se lo stato di invalidità è riconosciuta per una percentuale pari al 34%, al soggetto spetta la concessione gratuita di protesi; con una percentuale di invalidità del 46%, il soggetto ha diritto al collocamento privilegiato al lavoro. Se la percentuale di invalidità raggiunge il 74%, il beneficio economico è rappresentato dall'assegno per invalidità parziale; infine, la percentuale di invalidità del 100%, dà diritto alla pensione per inabilità totale.
Inoltre, se l'invalido ha bisogno di assistenza costante in quanto incapace di compiere gli atti di vita quotidiana o di camminare senza l'aiuto continuo di un altro soggetto, ha diritto alla cosiddetta "indennità di accompagnamento".




pubblicato: 11-07-2002 - modificato: 04-11-2011





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