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Settimo Torinese (To), per 150 senza casa il progetto della “Terra del Fuoco”
Mini alloggi per rom e romeni con un progetto di auto recupero (28/01/2008)


Ionela è una donna rumena, sposata con rom. Arriva dalla zona di Timisoara, ha vissuto per qualche tempo in un campo, è stata “sfollata” nel novembre 2006, dopo un incendio, è tornata in Romania, e alla fine vive in una casa “vera”, tetto e mattoni. È sistemata in uno dei mini alloggi che l'associazione Terra del Fuoco ha messo a disposizione con una progetto di auto recupero, a cui lavorano Terra del Fuoco, la Croce Rossa, l'Ufficio pastorale migranti, il Gruppo Abele, il Comune di Settimo Torinese, la Provincia di Torino, il Comune di Rivalta di Torino e di Beinasco e la cooperativa San Donato (e anche grazie al San Paolo e al Ministero della Solidarietà Sociale).

La donna fa parte di questo progetto, di cui usufruiscono circa 150 persone, quelle rimaste senza casa dopo l'incendio, più circa altre 80, che si sono aggiunte. A oggi sono otto le famiglie: 45 persone, 15 bambini; rom, rumeni e una manciata di italiani. Vivono in una casa donata da un benefattore di Settimo al Comune e si industriano ogni giorno per convivere serenamente, pagando le spese delle utenze, poiché la struttura è data in concessione a Terra del Fuoco dal Comune di Settimo. Alcuni, come Ionela , lavorano, altri sono in cerca di un'occupazione. «La nostra intenzione è di far partire il progetto di autorecupero fra febbraio e marzo - racconta Cleo Albanese di Terra del Fuoco - l'autorecupero verrà fatto a Settimo e la struttura verrà aperta anche al pubblico. L'abitazione dell'auto recupero sarà una struttura di passaggio perché, passato un primo periodo a Settimo, le famiglie, trovato un lavoro, verranno inserite nella ricerca lavoro e casa in modo stabile attraverso sportello casa o esperienze di comunità. L'autocostruzione avverrà invece a metà anno, in un comune diverso, non ancora individuato, e sarà una sistemazione stabile: chi vivrà nella struttura auto costruita verrà formato per gestire un agriturismo che offrirà piatti tipici romeni»

Alcuni alloggi hanno più spazio, altri sono più piccoli e più “popolati”; anche le condizioni igieniche, in generale buone, variano da famiglia a famiglia. «Ad alcuni abbiamo insegnato a usare il bagno e la doccia» racconta Ionela, e intanto ci mostra l'alloggio dove vive. Qui ci abitano in quattro,ognuno con una storia particolare. C'è lei, di cui abbiamo già parlato, e poi una signora rumena, cinquantacinque anni ma che ne dimostra parecchi di più: fazzoletto nero sulla testa, veste lunga, sguardo buono. Ha perso due figli, ha due nipoti ed è qui in Italia senza nessuno. C'è un'altra signora bionda, occhiali, un'aria perbene, è un'ex infermiera, rumena. Il figlio di Ionela, un ragazzo adolescente. E poi tre cani, che hanno appena fatto i cuccioli. I letti sono in un'unica stanza, dove la televisione è sempre accesa e c'è una nuvola azzurra perenne, perché alcuni fumano molto. Al piano di sopra, negli altri alloggi, vivono famiglie con bimbi piccoli, alcune stanze hanno il riscaldamento molto alto, mozziconi di sigarette ovunque e piatti sporchi, ma nell'insieme l'atmosfera è dignitosa.

I problemi incontrati? «Le difficoltà per ora, a parte quelle dei processi politici e di relazionarsi con chi dei rom non ve vuole proprio sapere - racconta ancora la responsabile del progetto - hanno riguardato più la ricerca di risposte politiche. Nessuno vuole trovare soluzioni a lungo termine, si fanno avanti in pochi e solo per “toppe” temporanee. Con il territorio, a parte qualche protesta, ancora nulla di grave, ma stiamo pensando ad attività per coinvolgere minori e adulti, per invogliarli a conoscere i nostri progetti». Anche Ionela conferma: gli abitanti di Settimo li hanno accolti bene: in una cittadina di forte immigrazione meridionale, la mentalità probabilmente è più aperta.



Fonte: Redattore sociale , 28/01/2008


pubblicato: 30-01-2008 - modificato: 27-02-2009




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