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Razzismo sui media, la stampa meglio della televisione
Una ricerca nell’ambito del progetto europeo Equal - Pane e denti (29/01/2008)


Sui pregiudizi nei confronti dei migranti, i mezzi di comunicazione non sono tutti uguali: la televisione si comporta peggio della carta stampata, e sui quotidiani non c'è traccia evidente di quel linguaggio stereotipato che caratterizza le idee di una larga fetta di popolazione. Sono parzialmente sorprendenti i risultati di una ricerca compiuta nell'ambito del progetto europeo “Equal - Pane e denti (possibilità e strumenti)” presentata a Roma insieme a un manuale operativo di comunicazione sociale redatto in collaborazione con l'Università La Sapienza. La ricerca ha preso in esame il contenuto degli articoli sul tema dell'immigrazione pubblicati fra il maggio e l'ottobre del 2006 da sei testate nazionali: lLa Repubblica”, “il manifesto”, “l'Unità”, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “La Padania” e “Avvenire” (al quale, per vicinanza culturale, sono stati sommati gli articoli pubblicati sull'“Osservatore Romano”, il quotidiano della Santa Sede). Ne è risultato che il linguaggio utilizzato è “abbastanza banale”, nel senso di “simile al linguaggio comune”, con poca presenza di termini originali ma nel complesso nient'affatto stereotipato: «Il “lavoro” in questi articoli non è sempre “nero” - scrivono i curatori - così come “loro” non sono tutti uguali e tutti cattivi o criminali». La percezione errata della realtà è - secondo i ricercatori - primaria responsabilità della televisione, che con titoli sensazionalistici e immagini forti contribuisce a far credere che «la maggior parte degli immigrati sia irregolare, commetta atti illegali o criminali, sia povera e analfabeta, viva nel disagio e sia discriminata». «Il linguaggio dei giornali invece appare più attento a non etichettare in base a stereotipi linguistici o pregiudizi, anche se alcune frasi fatte come “immigrazione clandestina” o “le nostre coste” emergono ugualmente». Ci sono naturalmente anche delle eccezioni, e fra queste la più evidente è rappresentata dal quotidiano della Lega Nord, sulla quale «si concentra tutta la distinzione fra noi e loro, con uno stile che ripete continuamente la contrapposizione fra “le nostre coste” e il “rimandarli a casa”, “la nostra cultura” e “le loro moschee”, “i nostri figli” e “i loro giovani”». Le altre testate analizzate risultano invece allineate rispetto alle dimensioni del sociale e alle difficoltà di integrazione, con “La Gazzetta del Mezzogiorno” a segnalarsi per l'attenzione al mondo del lavoro, tema strettamente legato alla dimensione territoriale.

Nel corso dell'incontro è stato presentato il manuale operativo “Oltre la discriminazione”, edito nel contesto del progetto Equal az.3 Sami - Spazi aperti per il mainstreaming interculturale - in collaborazione con la Facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università La Sapienza di Roma. La pubblicazione ha analizzato le campagne di comunicazione sociale realizzate nel corso del 2006/07 da “Pane e denti (possibilità e strumenti)” e da “Tratta NO! Un altro punto di vista”. Un'analisi, curata da Marco Bruno e Andrea Cerase) che vuole favorire cambiamenti di lungo periodo nelle competenze e nelle pratiche professionali, fornendo idee e strumenti agli operatori del settore e ai giornalisti. «La risposta ai luoghi comuni in materia di immigrazione - ha fatto notare durante il dibattito seguito alla presentazione il presidente dell'Archivio immigrazione Massimo Ghirelli - è stata finora la citazione dei dati reali, ma questo non basta per convincere l'opinione pubblica che non è vero che gli immigrati sono tutti delinquenti. Infatti gli elementi da cambiare sono di mentalità, e sono così profondi da non essere scalfiti neppure dai riferimenti ai fatti reali, che vengono interpretati come eccezioni», ha spiegato. Necessario dunque considerare il linguaggio (e lo stesso ruolo dei mezzi di comunicazione) nel contesto dei valori emergente in una società. Un approccio assunto anche da Mario Morcellini, preside della Facoltà di Scienze della comunicazione alla Sapienza di Roma, per il quale «occorre cambiare strategia» perché le informazioni oggettive spesso non modificano le percezioni, al punto che «non bisogna affidarsi al giornalismo» ma puntare anche sull'intrattenimento e sulla fiction come canali privilegiati per cambiare le rappresentazioni sociali della realtà.



Fonte: Redattore sociale , 29/01/2008


pubblicato: 30-01-2008 - modificato: 27-02-2009




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