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Venti milioni di euro per i consultori familiari
Intesa del Ministero della Famiglia con le Regioni (14/01/2008)


Rilanciare i consultori familiari per potenziare la loro vocazione socio-assistenziale e rispondere con interventi sempre più capillari e tempestivi alla maggiore complessità sociale, valorizzando le migliori esperienze del nostro Paese e promuovendo un modello multidisciplinare, in grado di rispondere ai diversi bisogni della famiglia. Questo uno degli obiettivi degli accordi voluti e promossi dal ministro delle politiche per la Famiglia, Rosy Bindi, che le amministrazioni regionali italiane stanno firmando in queste settimane con il Dipartimento per le politiche familiari. Sette quelli sottoscritti dalla fine di novembre a oggi, con la Provincia autonoma di Trento e le Regioni Liguria, Sardegna, Sicilia, Lazio, Toscana e Veneto.

Le intese raggiunte finora, spiega il ministro, «comportano per la riorganizzazione del ruolo dei consultori a favore delle famiglie l'erogazione di oltre 20 milioni di euro. Ai 15 a carico del Fondo nazionale per la famiglia, pari al 75% del finanziamento, si sommano gli stanziamenti messi a disposizione dalle regioni, che per i consultori ammontano a circa cinque milioni di euro». I fondi sono immediatamente disponibili e saranno impiegati per potenziare e riorganizzare i servizi forniti dai consultori, con criteri di qualità, efficienza e produttività. Secondo Bindi, in un contesto in cui le relazioni parentali sono più fragili e in cui cresce la solitudine sociale delle famiglie, «il consultorio debba diventare un punto di riferimento, trasformandosi da ambulatorio ostetrico e ginecologico in un servizio percepito dalla famiglia come una struttura amica, sulla quale si può sempre contare».

Dagli psicologi agli educatori, dal mediatore familiare all'assistente sociale, aggiunge il ministro delle politiche per la Famiglia, Rosy Bindi, «c'è bisogno di un'équipe formata da diverse figure professionali in grado di aiutare i genitori nel percorso di crescita e formazione dei figli, per affrontare insieme i conflitti generazionali e le crisi di coppia, per promuovere la capacità di essere coniugi e genitori». Da qui, aggiunge il ministro, la decisione di dedicare un'attenzione particolare, nell'ambito degli accordi siglati con le Regioni, «agli interventi finalizzati a promuovere spazi di ascolto per la famiglia, contrastare l'abbandono dei minori, prevenire la violenza in famiglia contro bambini, donne e anziani, rafforzando la collaborazione con scuole e forze dell'ordine; educare alla genitorialità e preparare al parto». Ma anche «creare “spazi neutri” di incontro per i figli di genitori sperati, promuovere azioni di supporto per i nuclei con persone disabili, tossicodipendenti o non autosufficienti; favorire l'integrazione degli immigrati».

Senza trascurare, sottolinea Bindi, «l'aiuto delle gestanti e delle madri in difficoltà, per applicare in modo sempre più efficace il compito di promozione e tutela della maternità, che la legge 194 del 1978 assegna proprio ai consultori familiari».

Obiettivo finale, conclude il ministro, quello di «creare una rete di servizi vicini alla famiglia nella sua vita quotidiana e capace di mettere in comunicazione le diverse realtà che se ne occupano: oltre ai consultori, i centri per la famiglia, le associazioni e i numeri utili che assistono le persone in difficoltà».


Fonte: Redattore sociale , 14/01/2008


pubblicato: 16-01-2008 - modificato: 27-02-2009




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