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Paura della disoccupazione per il 39% dei giovani
Una ricerca condotta da Demos per la Fondazione Unipolis (17/12/2007)


Chi ha paura del domani? I giovani. Secondo la ricerca “Valori e significati della sicurezza in Italia”, condotta da Demos per la Fondazione Unipolis e presentata a Bologna, a spaventare maggiormente le persone al disotto dei 35 anni è l'incertezza del futuro lavorativo. Un sentimento particolarmente «delicato, specie per coloro che decidono di imboccare il percorso universitario, sempre più soggetti a formule contrattuali flessibili», si legge nell'indagine. Se l'ambiente resta in testa alla classifica delle preoccupazioni, è il secondo posto a riservare le sorprese maggiori. Nella fascia d'età tra i 15 e i 24 anni, sul secondo gradino del podio si trova la paura di non avere soddisfazione professionale, che significa non trovare un lavoro in linea con le proprie aspirazioni o i propri studi (35%). Più indietro nella graduatoria, ma comunque su livelli superiori alla media, troviamo anche i problemi legati alla vita affettiva: il 18% dei ragazzi intervistati è spesso preoccupato da questioni che investono la sfera dei sentimenti e il rapporto con il proprio partner.

La previdenza è invece il timore numero due di chi ha tra i 25 e i 34 anni: oltre la metà teme infatti di non arrivare a percepire la pensione. Per questo motivo, il 61% degli italiani ritiene quasi inevitabile, oggi, cercare di tutelarsi attraverso la pensione integrativa. A seguire, le paure legate al futuro dei figli e alla disponibilità di soldi per vivere (quest'ultimo dato al 42%). Ma altre voci, oltre a quelle appena menzionate, si collocano oltre la media. In particolare, la possibilità di svolgere un lavoro appagante, coerente con le proprie aspettative, spaventa quattro giovani su 10 (18 punti in più rispetto alla classifica generale). Ma anche il rischio di disoccupazione è guardato con timore dal 39% dei giovani fra i 25 e 34 anni.

E sempre secondo la ricerca Demos-Unipolis è opinione comune che le nuove generazioni avranno una posizione sociale ed economica peggiore rispetto a quella dei genitori (sono di questo avviso sei persone su 10). Un rischio che i cittadini sentono di dover fronteggiare per lo più da soli, potendo contare esclusivamente sulle proprie forze o, al massimo, sul sostegno della famiglia. Gli intervistati faticano, infatti, ad individuare dei punti di appoggio credibili, sia nel pubblico che nel privato (solo il 15% pensa di poter fare affidamento sullo Stato). A far registrare percentuali più consistenti sono solamente le associazioni di volontario (61%) e le parrocchie (42%). La novità rilevata dall'indagine è dunque una trasformazione “generazionale” delle paure che minano le basi della società italiana. «Se fino a qualche anno fa l'insicurezza coinvolgeva soprattutto gli anziani, ora non è più così: le preoccupazioni si sono propagate anche fra i giovani, che soffrono la paura della precarietà del lavoro e di non avere la pensione. E i problemi che riguardano il futuro proprio, o dei propri figli, generano un'incertezza che non si risolve in tempi rapidi», si legge nell'indagine.

Restano forti anche i timori legati alla salute e le preoccupazioni suscitate dagli incidenti, sia sulle strade ma anche sul lavoro. In particolare, un operaio su cinque teme di essere vittima di infortuni in fabbrica così come in cantiere (20%). Ed è percezione diffusa nell'opinione pubblica che la situazione sia andata peggiorando col tempo: ben il 45% degli italiani, infatti, ritiene che la sicurezza sul lavoro sia diminuita negli ultimi anni (va segnalato che il sondaggio su cui verte la ricerca è stato condotto un mese prima del tragico incidente della Thyssenkrupp a Torino).



Fonte: Redattore sociale , 17/12/2007


pubblicato: 21-12-2007 - modificato: 27-02-2009




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