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I media, la “terza centrale educativa”
“Bambini e stampa”, terzo Rapporto dell’Istituto degli Innocenti (03/12/2007)


«Nella società dell'informazione i media sono diventati la terza centrale educativa accanto alla famiglia e alla scuola. Una centrale educativa così imponente e potente da suscitare un vero e proprio mutamento antropologico. Spetta in particolare alla comunità degli operatori dell'informazione costruire un sapiente e democratico equilibrio tra l'etica fondata sul principio della libertà d'informare, e l'etica della responsabilità, che assume l'inviolabilità di alcune prerogative della persona umana». Così a Roma Anna Maria Serafini, presidente della Commissione parlamentare per l'infanzia, ha introdotto il tema dei cinque convegni su minori e media organizzati dalla Commissione bicamerale dell'infanzia. Ed è proprio sulla rappresentazione dell'infanzia sui mezzi di comunicazione che l'Istituto degli Innocenti ha focalizzato l'attenzione del suo Rapporto “Bambini e stampa”, giunto alla terza edizione.

Bambini abusati, vittime di violenza o di episodi di devianza sono, secondo il Rapporto, gli indiscussi protagonisti delle cronache dei giornali, in grado di conquistare la prima pagina però soltanto nei casi più eccezionali. Al secondo posto dopo la violenza, è la salute il tema più trattato. Dati che rilevano come troppo spesso l'immagine che viene restituita all'opinione pubblica è quella di un'infanzia negativa, violenta e patologizzata, dove i bambini sono visti come un problema, o, nella migliore delle ipotesi, solo in quanto fruitori di prodotti. «L'infanzia arriva raramente in prima pagina se non quando ci sono fatti gravi di cronaca, violenze o delitti, e questo influenza la rappresentazione che ne abbiamo. Spesso i titoli dei giornali usano termini criminalistici come gang, branco oppure molto affettuosi per creare empatia, come nel caso del piccolo Tommy o ancora classificazioni come “generazione x”. Così si rischia di dare definizioni più che descrizioni» ha aggiunto il sociologo Stefano Laffi, sottolineando anche come spesso quest'immagine si scontra con la rappresentazione patinata che dei minori viene data dalla pubblicità.

Ma se questo è il contesto di riferimento, quale è il ruolo dei giornalisti? «La realtà è spesso più debordante di quello che si potrebbe immaginare come eccezionalità. Nel racconto di questo però l'informazione diventa bulimia - ha detto il presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca -. I giornalisti si devono far carico del problema ma non devono fare i pedagoghi, altrimenti rischiano di far male entrambi i lavori. Se il giornalista fa bene il suo mestiere contribuisce anche a creare una posizione significativa socialmente. Abbiamo poi la Carta di Treviso per proteggere i minori e non danneggiarli nella loro crescita. In questo senso è nostro compito sottrarre il bambino alla curiosità del pubblico».


Fonte: Redattore sociale , 03/12/2007


pubblicato: 05-12-2007 - modificato: 02-03-2009




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