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Quasi sconosciute le persecuzioni di genere
Una ventina le straniere che hanno ottenuto lo status di rifugiate (20/11/2007)


Dal 2005 a oggi sono solo una ventina le straniere che in Italia hanno ottenuto lo status di rifugiate perché hanno subito violenze sessuali o perché perseguitate per il loro essere donne. 'Non esistono statistiche precise - spiega Héléna Behr, dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ( UNHCR ) di Roma -. Sono i casi di cui siamo a conoscenza'. Nel mondo circa il 50% dei rifugiati è donna, ma sono poche le norme che le proteggono dalla cosiddetta "persecuzione di genere", ossia dal fatto di dover scappare dal proprio Paese perché hanno subito o rischiano di essere vittime di stupri, mutilazioni genitali, aborti forzati, violenze domestiche, discriminazioni per il solo fatto di essere donne, assassini d'onore. Anche la Convenzione di Ginevra del 1951 sul riconoscimento dello status di rifugiati, non contempla la persecuzione di genere. 'Da diversi anni però l'UNHCR ha raccomandato ai paesi di adottare linee guida che prevedano l'accoglimento delle domande d'asilo da parte di donne che hanno subito violenze sessuali o discriminazioni - precisa Héléna Behr -. Ai governi è stato anche raccomandato di offrire a queste donne un supporto psicologico e una particolare cura nell'analizzare il loro caso'. In Italia manca una legge sul diritto d'asilo. Sono le leggi sull'immigrazione a regolare anche questa materia. 'Anche se non ci sono norme precise c'è una buona sensibilità verso la persecuzione di genere - aggiunge Héléna Behr -. Il problema è che mancano strumenti concreti per tutelare queste donne'.

Ogni domanda di richiesta d'asilo viene valutata da una commissione territoriale (sono sette: a Milano, Gorizia, Roma, Siracusa, Crotone, Trapani e Foggia). È previsto anche un colloquio con richiedente asilo. 'Nel caso di donne che hanno sub'to violenze sessuali, il colloquio dovrebbe essere condotto da altre donne alla presenza di interpreti donne -sottolinea Héléna Behr -. Ma per mancanza di personale ciò non avviene sempre e non tutte le vittime sono disposte a raccontare quello che hanno sub'to di fronte a degli uomini'. Le commissioni territoriali sono stati istituite nel 2005 e hanno dovuto smaltire l'arretrato di pratiche accumulate dalla ex commissione centrale. 'La mole di lavoro non sempre ha permesso di ascoltare queste donne con tutte le precauzioni del caso', ammette Roberto Scotto, rappresentante della Commissione nazionale per il diritto d'asilo. Nel 2006 sono state presentate 10.348 domande d'asilo. Solo 878 immigrati hanno ottenuto lo status di rifugiati, 4338 il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie e 3681 hanno ricevuto un rifiuto totale con l'obbligo di tornare nel proprio Paese. Le altre mille domande sono in attesa di essere esaminate. Solo una minima parte (circa il 10%), ottiene dunque asilo e sono poche decine le donne alle quali è stata riconosciuta la persecuzione di genere. 'Purtroppo la violenza sulle donne è molto diffusa, ma per farla emergere è necessario attrezzarsi', conclude Héléna Behr.

Di donne rifugiate si è parlato questa mattina alla Prefettura di Milano nel seminario "Violenza di genere e tratta", organizzato dalla Commissione nazionale per il diritto d'asilo del Ministero dell'Interno e dal Consiglio italiano per i rifugiati. Nei primi 10 mesi del 2007 alla commissione territoriale di Milano (competente sulle richieste provenienti da stranieri residenti in Lombardia, Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna) sono arrivate circa 1400 domande d'asilo. Nel 2006 erano state 1050. 'Circa il 10% ottiene lo status di rifugiati - afferma Mario Daniele, presidente supplente della commissione territoriale -. Al 27% invece viene dato il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie'.



Fonte: Redattore sociale , 20/11/2007


pubblicato: 21-11-2007 - modificato: 21-11-2007




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