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Donne disabili e lavoro: quando la discriminazione è doppia
Una ricerca della UILDM di Bologna e delle consigliere di parità (19/11/2007)


'Io faccio la camiciaia e mi sono dovuta adattare alla situazione: quando non sono più potuta andare in centro perché non riuscivo a salire sull'autobus ho iniziato a lavorare da casa'. Queste poche righe sono solo uno degli stralci della ricerca "Donne, disabilità e lavoro" che è stata presentata a Bologna. Uno studio sulle condizioni del mercato occupazionale "in rosa" da cui emergono difficoltà legate alla presenza di barriere architettoniche, pregiudizi e alla poca consapevolezza che condizioni di lavoro adeguate siano un diritto riconosciuto dalla legge.

L'indagine, qualitativa, è stata voluta e realizzata dalle consigliere di parità della Provincia di Bologna, dalla sezione locale della Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM) e dal Cerpa Italia (Centro europeo di ricerca e promozione della accessibilità), grazie anche al contributo delle sezioni bolognesi dell'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), dell'AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici) e dell'ANIEP (Associazione Nazionale per la promozione e la difesa dei diritti civili e sociali degli handicappati).

'Spesso una persona disabile si trova ad affrontare una doppia discriminazione: una legata alla propria malattia, l'altra al solo fatto di essere di sesso femminile', ha commentato Lucia Lella, vicepresidente della UILDM di Bologna. I dati raccolti (50 interviste effettuate a donne disabili con un'età media di 45 anni), infatti, sono stati analizzati prendendo in considerazione alcuni temi come ad esempio l'accessibilità, l'inserimento attraverso il collocamento mirato, la mansione svolta, la flessibilità dell'orario, il rapporto con i colleghi, la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, il trasporto, il sostegno psicofisico e l'assistenza socio-sanitaria.

Dalle conclusioni sono emerse chiaramente alcune difficoltà che le donne disabili hanno incontrato nell'avvicinarsi al mondo professionale: disagi legati soprattutto alla presenza di barriere, sia architettoniche sia culturali, ma anche 'alla scarsa consapevolezza dei propri diritti', ha precisato Rita Bencivenga del Cerpa. 'Alcune intervistate vivono la propria disabilità e quello che ne consegue come un problema personale, altre invece sentono di essere vittima di una specie di "razzismo involontario" da parte dei colleghi'. Un'attenzione particolare la ricerca l'ha poi rivolta alla formazione. 'La legge sull'integrazione scolastica ha iniziato a far sentire i suoi effetti anche nel mondo dell'occupazione - ha sottolineato Giovanna Cantoni dell'Università di Bologna -, tanto che le lavoratrici più giovani hanno mostrato un livello di istruzione più alto'.



Fonte: Redattore sociale , 19/11/2007


pubblicato: 21-11-2007 - modificato: 10-05-2012




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