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Ravenna, 350 donne hanno chiesto aiuto per aver subito violenze
Il bilancio dell’attività dell’associazione Linea Rosa (07/11/2007)


È allarme per i casi di violenza sulle donne anche a Ravenna. L'associazione Linea Rosa , che sul territorio ravennate gestisce un centro di accoglienza e due case rifugio, ha presentato in Commissione Pari Opportunità i dati sulla sua attività: le donne accolte nel 2006 sono state 304, i nuovi casi 257, di cui oltre il 30% straniere. E le cose sono peggiorate in questi primi 10 mesi dell'anno, con altre 350 donne che sono ricorse al centro di prima accoglienza. Numeri che destano non poca preoccupazione, tenendo anche conto del fatto che spesso la violenza sul sesso femminile avviene in ambito familiare e coinvolge i minori.

L'associazione, spiega il presidente Alessandra Bagnara, è attiva a Ravenna con il centro di prima accoglienza dal dicembre del 1991, e da allora ha accolto 2576 donne, di cui 466 straniere, la cui percentuale è in costante aumento. Dal 1998 gestisce anche una casa rifugio, cui si sono rivolte finora 56 donne e 69 bambini; nel 2006 otto donne e 11 bambini. A questa se ne è aggiunta nel 2005 una seconda, Casa Dafne, che ha ospitato finora 11 donne e nove bambini, nel 2006 rispettivamente otto e cinque. Per quanto riguarda il centro di accoglienza, prosegue il presidente dell'associazione, l'80% delle donne ha subito violenza psicologica, il 54% fisica, il 42% economica e il 12% sessuale, una 'percentuale bassa, con tutti i casi che avvengono nel nucleo familiare'.

La fascia di età più colpita è quella tra i 29 e i 40 anni, anche se le donne che si rivolgono all'associazione vanno dai 17 ai 78 e l'età media si sta alzando. Ad aggravare la situazione il fatto che oltre il 60% di queste donne ha figli, che spesso, circa il 70%, 'un dato altissimo', hanno subito violenza a loro volta, con il colpevole al 90% dei casi che è il padre. Fortunatamente pochi i casi di abusi sessuali, 2%, e molti casi di violenza assistita, oltre l'86%. Passando invece all'attività delle case rifugio, ai casi di violenza psicologica, economica, fisica e sessuale, si aggiungono quelli i minaccia di morte e tentato omicidio, con sempre il partner, marito o convivente, come principale responsabile. In questi casi, oltre alla richiesta di ascolto e di consulenza legale, che l'associazione fornisce gratuitamente, le donne esprimono il bisogno di trovare un lavoro e una casa. Per questo, sottolinea Bagnara, è prevista una verifica del percorso a sei e 18 mesi dopo l'ospitalità, che in media ne dura sei.

Linea Rosa, prosegue il presidente, è un centro antiviolenza che non si occupa solo di accoglienza e ospitalità, ma anche di una serie di progetti, dalle campagne promozionali alla formazione, che cercano di fare emergere la gravità del problema della violenza sulle donne, cercando il contatto anche con le associazioni di stranieri.



Fonte: Redattore sociale , 07/11/2007


pubblicato: 08-11-2007 - modificato: 08-11-2007




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