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La parrocchia che aiuta le start up e i giovani imprenditori sociali
A Torino il primo acceleratore d’impresa dedicato al mondo del welfare


La porta di una parrocchia, generalmente, non è la prima a cui viene in mente di bussare quando si cercano consulenze per l'impresa. Specialmente se l'impresa in questione è una start-up, ovvero un'attività nascente, meglio ancora se giovane, snella e con qualche elemento d'innovazione tecnologica e sociale al suo interno. Ma è stata proprio una congregazione religiosa, quella dei Giuseppini del Murialdo di Torino, a dar vita al primo centro d'innovazione sociale sul territorio italiano. Nato in via informale nel 2012, due anni fa il progetto è stato varato ufficialmente in forma di srl con il nome di Social Fare: a idearlo è stato Don Danilo Magni, parroco e startupper seriale, che ha tenuto a battesimo alcune tre le imprese sociali più solide che si siano affacciate sul mercato sabaudo negli ultimi tempi.

"Tutto è partito dai nostri corsi per l'inserimento lavorativo " spiega Magni. "Con la crisi, è diventato sempre più difficile far entrare i giovani nel mercato del lavoro; così, guardandoci attorno, a un certo punto abbiamo realizzato che, in certe condizioni, per un giovane fare impresa è più facile che trovare un impiego". La prima azienda a germinare dal Murialdo è stata il gruppo Spes, storica pasticceria che nel 2012 ha riaperto i battenti nella nuova veste di cooperativa sociale, e che produce cioccolato attraverso una rete di punti vendita e laboratori che passa anche per il carcere minorile di Torino. Col tempo, poi, è stato il turno di progetti più marcatamente innovativi: un'azienda multiservizi, una piattaforma di commercio elettronico e un software per la gestione dei flussi di social housing.

Nel frattempo, Don Danilo e i suoi hanno iniziato a visitare centri di innovazione sparsi per il globo, a partire da quello canadese di Toronto; dando vita in questo modo a una rete di partner internazionali dalla quale è poi germogliata un'altra esperienza appena partita a Torino. Si chiama "Rinascimenti sociali", e i suoi uffici, da poco inaugurati, si trovano in via Maria Vittoria: qui, da qualche settimana, un gruppo di consulenti, esperti in nuove tecnologie e ingegneri gestionali sta applicando al mondo del privato sociale l'insieme di strumenti tecnologici, progettuali e giuridici che vengono generalmente utilizzati per lo sviluppo delle start-up. In altre parole, nel capoluogo sabaudo è appena nato il primo acceleratore d'impresa dedicato al mondo del welfare: una struttura in cui le imprese sociali ricevono assistenza nelle fasi di progettazione, sviluppo o riposizionamento. "Sostanzialmente - spiega la direttrice Laura Orestano - ci muoviamo lungo tre direttive principali: tecnologia, finanza e internazionalizzazione. Ci rivolgiamo quindi ad aziende che vogliono sviluppare idee basate sull'innovazione tecnologica, espandersi verso l'estero o riposizionare una parte delle loro attività, cogliendo le opportunità offerte dal welfare e dal terzo settore".

"Opportunità", in effetti, sembra la parola chiave adatta a descrivere il progetto; e in questo senso parlano chiaro i numeri di Social Fare, struttura che costituisce l'asse portante di "Rinascimenti sociali": a tre anni dall'inizio delle attività, le start up germinate al Murialdo hanno un tasso di sopravvivenza del cento per cento. Vale a dire che tutte le aziende lanciate sono ancora vive e prospere. "Probabilmente è ancora presto per fare bilanci definitivi - spiega Don Danilo - ma se si considera che il periodo critico di ogni nuova azienda è quello dei primi due anni, direi che c'è da essere ottimisti".

"Nei nostri uffici - continua Orestano- sta arrivando un gran numero di giovani, che portano con sé idee estremamente innovative. La nostra struttura rappresenta il punto d'incontro tra innovazione tecnologica, imprenditoria sociale e servizi alla persona: è così che nascono idee come quella della badante di condominio, che è stata da poco lanciata a Milano. Dal canto nostro abbiamo numerosi progetti in fase di sviluppo, che verranno lanciati nel prossimo futuro: oltre a "Come up", il software per la gestione del social housing, c'è "Sapori sociali", una piattaforma di e-commerce sul modello di Amazom, che metterà in vendita i prodotti alimentari delle imprese sociali, saltando così l'intera filiera intermedia, con un notevole risparmio sul prezzo finale".


Fonte: Redattore Sociale




pubblicato: 01-04-2015 - modificato: 01-04-2015




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