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Vizio o malattia? Arriva l’Atlante per conoscere le dipendenze
Volume in 88 voci pubblicato dalle Edizioni Gruppo Abele (14/07/2014)


Pochi argomenti, nel discorso pubblico e privato che li riguarda, sono altrettanto contaminati dall'emozionalità come le droghe e le dipendenze in generale. Da poco uscito per le Edizioni Gruppo Abele, l'"Atlante delle dipendenze" sembra avere come scopo principale proprio il tentativo di depurare dalla emozionalità - ma anche dal pregiudizio, dal disprezzo, dall'enfasi - un tema che per decenni in Italia è stato ostaggio di strumentalizzazioni e di una "rappresentazione del tutto avulsa dal dato di realtà".
Difficile dire se il tentativo riuscirà, favorito magari dal fatto che oggi "il consumo prevale sulla dipendenza, senza tuttavia cancellarla". Di certo però, per ricchezza e maturità dei contenuti, questo corposo ma agile volume non dovrebbe mancare, come si dice, dalla scrivania di chiunque sia interessato alla questione, anche se marginalmente.
La struttura delle 680 pagine è schematica e intuitiva: 10 capitoli (dalle varie dipendenze alle sostanze, dal trattamento alla prevenzione, dalle politiche all'informazione) per 88 voci complessive scritte da 92 esperti, tra cui i curatori Leopoldo Grosso e Francesca Rascazzo, lungo un percorso volto a offrire punto per punto conoscenze utili e basate, dove possibile, sull'analisi degli studi disponibili. Con una premessa fondamentale: le dipendenze non sono più "solo da sostanze psicoattive, ma anche da comportamenti: dall'alimentazione al gioco d'azzardo, per arrivare fino a Internet, allo shopping compulsivo, alle dipendenze sessuali e affettive e persino all'ossessione da esercizio fisico". E i comportamenti sono persino più insidiosi, perché "è impossibile vivere senza gli ‘oggetti' della dipendenza, al contrario di quella da sostanze, di cui si può fare a meno".
È sviscerando alcune parole chiave che l'Atlante sembra marcare le tappe del percorso proposto.
Parole come malattia (la dipendenza non lo è se non nelle forme di gravità), intossicazione, astinenza, piacere, benessere e vizio. Concetti apparentemente uguali come cronicità e cronicizzazione (che vuol dire successo terapeutico), o come uso e abuso tra cui scorre un sottile ma fondamentale discrimine sia fisico che culturale.
Non mancano poi riflessioni su come si è evoluto il dibattito attorno a ciò che causa le dipendenze: un dibattito che invariabilmente combina la demonizzazione dell'oggetto (le droghe, le slot machines), alla patologizzazione del soggetto (un debole che ha preso il vizio) alla criminalizzazione del contesto (colpa della società)… Uno schema in bianco e nero che si ripete anche quando cerca di scendere nel dettaglio, dando la colpa ora alla famiglia, ora agli amici, ora all'ambiente, ora alla predisposizione fisica e mentale dell'individuo, ma senza mai riconoscere che quasi sempre le "cause" sono un insieme di molti di questi fattori insieme.
Il volume, dunque, non mette solo in ordine ciò che è necessario sapere per parlare delle dipendenze con cognizione di causa, ma riporta il fenomeno in una dimensione reale e non allarmistica; togliendo anche molte armi alla retorica e a chi in questi anni ha colpevolmente usato l'argomento con poca cautela e per finalità non disinteressate.

Fonte: Redattore sociale



pubblicato: 15-07-2014 - modificato: 15-07-2014




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