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Dipendenza da Internet in crescita tra gli adolescenti italiani
Vivono "connessi", dimenticano la realtà e si deprimono senza il web (12/07/2014)

Inizia con un uso eccessivo dello smartphone. Finisce per assumere i contorni di una vera e propria ossessione, con attaccamento morboso, distacco dal mondo reale, isolamento e crisi di astinenza più o meno gravi. È la dipendenza da Internet, conosciuta nella letteratura psichiatrica come Internet Addiction Disorder (IAD).
In Italia non è ancora riconosciuta dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), ma è sempre più frequente. Tanto che anche da noi stanno nascendo centri per il suo trattamento.
Disturbo compulsivo
La IAD è un disturbo compulsivo che si sta diffondendo rapidamente in tutto il mondo, con picchi negli USA e in Asia, e colpisce soprattutto la generazione dei cosiddetti "nativi digitali", ragazzi di età inferiore ai 25 anni abituati fin da piccoli ad avere a che fare con computer e cellulari. Un recente studio nelle scuole superiori del Connecticut ha rivelato che il 4% degli adolescenti statunitensi ha un rapporto distorto con le nuove tecnologie, con crisi di aggressività o di depressione se è costretto a farne a meno anche per poche ore.
Ossessione per la Rete
Il Giappone si trova ad affrontare un esercito di 518.000 ragazzi tra i 13 e i 18 anni (circa l'8,1% del totale) ossessionati dai propri profili social mentre, secondo i dati della China youth association nel 2009 i giovani cinesi "dipendenti" erano addirittura 24 milioni (nel 2005 la cifra era ferma a 12 milioni). Una ricerca condotta sugli studenti di alcune scuole di Cosenza, Reggio Calabria e Messina è arrivata a conclusioni simili a quelle dello studio americano: il 3,9% dei ragazzi usa Internet e social networks in modo patologico.
Esclusione dal mondo
Anche da noi sono così comparsi i primi hikikomori (termine giapponese che significa letteralmente "ritirarsi"): si tratta di giovani che rifiutano qualsiasi contatto che non sia mediato da un computer ed evitano di uscire dalla propria stanza per mesi o per anni. Diverse decine i casi dichiarati, molti di più quelli non registrati, visto che è molto difficile accorgersi dell'esistenza di un hikikomori, fino a quando la famiglia non decide di intervenire. Ma quando si può parlare di dipendenza? Niente paura: chi passa ore al computer, per esempio per studio o lavoro, non è in pericolo. Secondo l'American psychiatric association il discrimine è il rapporto con il mondo esterno. La perdita di interesse per la vita reale e la sensazione di trovare soddisfazione solo on line sono campanelli d'allarme, così come i segni tipici delle tossicodipendenze vere e proprie: crisi di astinenza, assuefazione, isolamento e deterioramento delle normali relazioni sociali.
La fuga nel virtuale
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Non possiamo definire dipendente da Internet un ragazzo che passa tutto il pomeriggio a navigare, se poi si scollega senza problemi per andare a giocare a calcetto o a mangiare una pizza con gli amici", conferma Stefano Lagona, psicologo e psicoterapeuta della Cooperativa Hikikomori di Milano, uno dei pochi centri per il trattamento della IAD. "Il problema inizia quando il virtuale diventa una via di fuga dalla realtà".
Over 30 sex addicted
Alla Cooperativa si rivolgono in tanti, dalla ragazzina incapace di stabilire rapporti faccia a faccia con i coetanei che abusa di chat e social networks al coetaneo chi si perde nei mondi dei multiplayers on line, inventandosi una seconda vita da elfo o da eroe di guerra. Gli over 30 sono meno numerosi e il loro problema è più spesso la dipendenza da cybersesso e porno on line, anche se c'è addirittura chi soffre di Information overload addiction: sono coloro schiacciati dalle troppe informazioni disponibili, e non riescono più a staccarsi dallo schermo.
Stanare gli adolescenti
"Gli adulti di solito si rendono conto di avere un problema e si presentano qui spontaneamente. Gli adolescenti invece vanno "stanati". Vivono la Rete come un elemento naturale e non riescono realizzare che c'è qualcosa che non va", continua Lagona. "Per loro abbiamo sviluppato un servizio di consulenza a domicilio". Chi arriva all'Istituto Hikikomori e agli altri centri per le cure delle nuove dipendenze sparsi per l'Italia spesso lo fa grazie al passaparola o, paradossalmente, cercando aiuto in Internet. Le strutture sono sorte quasi tutte negli ultimi anni e non hanno fatto ancora in tempo a creare una rete stabile, né a diffondersi in modo capillare. A Milano c'è anche l'istituto Minotauro, a Bologna Dedalus e a Roma l'Ambulatorio per le Dipendenze da Internet del Policlinico Gemelli.
Politica in forte ritardo
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Le nuove dipendenze, come quelle da internet o da videogiochi, ma anche da shopping o da trading on line, non sono state ancora inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza del SSN, spiega lo psicoterapeuta. 'I Servizi per le tossicodipendenze fanno quello che possono, soprattutto a livello di prevenzione, ma non riescono a fornire a tutti un trattamento clinico, appunto perché manca una normativa specifica. La politica in questo senso è molto in ritardo".
Diffusione molto rapida
In Italia, nonostante la rapida diffusione di questi disturbi, il problema è ancora contenuto e quindi non è ancora scattato un allarme vero e proprio. Al contrario di quanto accade in America, Cina e Giappone, dove i governi "stanno stanziando miliardi per contenere le conseguenze". Ma da quelle parti, s'è visto, le cose sono ben peggiore che da noi. In attesa di sviluppi, la Cooperativa Hikikomori affronta la fobia sociale del momento, il Fear of missing out, le crisi d'ansia che colpiscono molti adolescenti convinti di essere "tagliati fuori" dal giro dei coetanei. Sensazione amplificata dai social networks, dove tutti tentano di dare un'immagine piena e felice della propria vita sociale.

Fonti: Lettera43; CUFRAD


pubblicato: 15-07-2014 - modificato: 15-07-2014




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