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I problemi dell'assistenza domiciliare in Italia
Il nostro Paese si differenzia dagli altri Paesi europei per l'assenza di integrazione tra interventi domiciliari e sistema di trasferimenti monetari (01/10/2013)


Nel corso degli ultimi anni anche nel nostro Paese si è tentato di allargare l'offerta di servizi domiciliari a favore di utenti non autosufficienti, sulla scia di un approccio - sostenuto politicamente anche a livello di Unione Europea - orientato all'ageing in place (invecchiacre nel proprio contesto abitativo).
Il perseguimento di questo obiettivo, oltre che riflettere le preferenze della maggior parte degli utenti, consentirebbe infatti al sistema assistenziale di ottimizzare le risorse, evitando l'ospedalizzazione non appropriata o l'istituzionalizzazione prematura delle persone non autosufficienti. La scelta di promuovere questo approccio si è tradotta in una crescita, seppur limitata, della quota di popolazione - soprattutto anziana - raggiunta da questi servizi nel corso dell'ultima decade.
Ciononostante, il sistema di welfare italiano continua a basarsi soprattutto sull'erogazione di prestazioni di natura monetaria (e in particolare dell'indennità di accompagnamento), a sostegno delle persone non autosufficienti che vivono nella comunità (e che vengono sospese nel momento in cui vengano ricoverate in strutture residenziali più o meno permanenti).
Il dibattito più recente ha consentito di individuare una serie di criticità che caratterizzano il settore dell'assistenza domiciliare in Italia, che possono essere così riassunte:
1. bassa intensità media: in termini quantitativi, il servizio di ADI fornisce in media circa 20 ore di assistenza all'anno al singolo utente (Ministero della Salute, 2013), a fronte di un fabbisogno di cure certamente più elevato da parte di molte tipologie di assistiti, che rimane pertanto scoperto;
2. disparità territoriali: esistono evidenti disparità tra Regioni e Comuni diversi nella fornitura dell'assistenza domiciliare (in termini sia di copertura sia di intensità), a seconda delle risorse e delle priorità disposte a livello locale. Sempre rimanendo nel contesto dell'ADI, la copertura varia da uno 0,4% di utenti sopra i 65 anni raggiunti in Val D'Aosta al 10,6% dell'Emilia-Romagna (Istat, 2013); per quanto riguarda l'intensità, la media di ore annuali di ADI erogate va dalle quattro ore del Friuli-venezia Giulia alle 75 del Molise (Ministero della Salute, 2013);
3. scollegamento rispetto ai servizi privati di cura acquistati (anche) grazie alle prestazioni monetarie pubbliche: è noto che, poiché i servizi domiciliari pubblici, data la loro ridotta copertura e intensità, non riescono a soddisfare appieno la domanda di assistenza, una quota consistente di cittadini impiegano le prestazioni monetarie di cura erogate dallo Stato (e spesso anche dalle amministrazioni locali) per assumere privatamente personale assistenziale (le cui ultime stime parlano di oltre 830.000 assistenti famigliari, tra regolari e irregolari: Pasquinelli e Rusmini, 2013). Tra le due forme di assistenza domiciliare - da servizi "organizzati" e da soggetti individuali privati - non esiste normalmente alcun raccordo (salvo locali eccezioni), dando luogo di fatto a due sistemi paralleli, pur finanziati entrambi in buona parte da risorse pubbliche;
4. ridotta integrazione tra servizi sanitari e socio-assistenziali: nonostante la priorità e l'importanza ufficialmente attribuita all'integrazione tra servizi sanitari (ADI) e socio-assistenziali a domicilio (SAD), tra gli uni gli altri spesso il raccordo è inesistente o marginale, scaricando pertanto sulle famiglie (che non sempre sono in grado di farlo) l'onere di integrare le prestazioni provenienti dai due fronti;
5. risorse finanziarie limitate: la recente volontà del governo centrale di attuare risparmi su pressoché tutte le voci di spesa pubblica ha influito negativamente anche sui finanziamenti disponibili per assicurare questo tipo di servizi nell'ultimo biennio. Per tal motivo - salvo interventi dell'ultim'ora a sostegno del settore (come quelli che potrebbero derivare nel 2013 dai 275 milioni stanziati per il Fondo per la Non Autosufficienza e i 130 milioni del Piano di Azione per la Coesione per la Cura nel settore degli anziani per alcune Regioni del Sud) - è prevedibile un'ulteriore contrazione dell'offerta nell'anno in corso, in aggiunta a quella già avviatasi nel 2011-2012.

Per approfondimenti:
- Come opera l'assistenza domiciliare negli altri Paesi europei? (di Francesco Barbabella, Mirko Di Rosa, Giovanni Lamura, sul n. 4/2013 di "Welfare oggi", scaricabile in .pdf)

Fonte: Forum sulla non autosufficienza



pubblicato: 02-10-2013 - modificato: 03-10-2013




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