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Banche del tempo


Questo moderno "istituto di credito" non gestisce denaro, bensì la disponibilità di ciascun individuo a scambiare prestazioni con altri aderenti.
L'esperienza nasce nel 1991 a Parma dall'intuizione che attraverso la solidarietà sociale si può soddisfare un proprio bisogno in un modo che prescinde dall'utilizzo del denaro e che implica che le persone si incontrino e intessano legami di fiducia.
La Banca del tempo, offrendo una pratica soluzione ai problemi gestionali della vita quotidiana, nasce con l'obiettivo di ricostruire una rete di solidarietà tra le persone, offrendo loro la possibilità di incontri con generazioni e ambiti sociali differenti.

Ogni aderente alla Banca del tempo mette a disposizione degli altri associati alcune delle proprie capacità e competenze, rendendole fruibili secondo tempi e modalità che è egli stesso a indicare. In cambio può accedere a tutti i servizi che gli altri aderenti alla Banca si dichiarano disponibili a fornire. Non volontariato, quindi, ma uno scambio di attività e di tempo garantito da un "patto" di reciproca disponibilità tra i soci della Banca.
Ogni scambio ha, infatti, un prestatore del servizio (creditore) e un destinatario (debitore) nei confronti della Banca del tempo per un importo pari al valore della prestazione.
L'unità di misura riconosciuta valida all'interno della Banca del tempo è l'ora oppure la mezz'ora.
Ciascun partecipante ha un libretto degli assegni e un conto sul quale periodicamente vengono registrati tutti i "movimenti". Il funzionamento del meccanismo è garantito da un bilancio di medio periodo per ciascun associato.

La normativa
Il riferimento normativo più recente e importante alle Banche del tempo è nel capo VII ("Tempi delle città") della Legge 8 marzo 2000, n. 53 ("Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città"), in cui si prevede un nuovo coordinamento dei servizi pubblici, degli uffici e degli esercizi commerciali da parte dei Comuni al fine di facilitare una miglior gestione del tempo da parte delle persone.

Gli Enti locali possono anche aderire alle Banche del Tempo e stipulare con esse accordi che prevedano scambi di tempo da destinare a prestazioni di mutuo aiuto a favore di singoli cittadini o della comunità locale.
Tali prestazioni devono essere compatibili con gli scopi statutari delle Banche del tempo e non devono costituire modalità di esercizio delle attività istituzionali degli enti locali.


Per approfondimenti e altre informazioni:
- Associazione nazionale Banche del Tempo
- Coordinamento Banche del Tempo della Provincia di Torino
- Le attività del Coordinamento della Provincia di Torino
- Tempomat - Osservatorio nazionale sulle Banche del tempo
- Le Banche del tempo in Emilia Romagna



pubblicato: 10-03-2004 - modificato: 17-09-2013




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