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Casa


La disponibilità di uno spazio abitativo, dove dimorare, ripararsi e sviluppare la propria vita privata, spesso insieme alla famiglia, è esigenza di ogni persona. La Costituzione italiana non riconosce, in modo esplicito, il diritto alla casa: né al cittadino italiano né allo straniero.

E' noto come la casa e il lavoro siano per gli immigrati i problemi più gravi che essi incontrano nel processo di integrazione. La disponibilità di una casa salubre e dignitosa è poi condizione essenziale per lo straniero, regolarmente soggiornante, che voglia prestare garanzia per l'accesso al lavoro di altro straniero o per esercitare il diritto al ricongiungimento familiare.

In Italia molti immigrati, pur con un reddito fisso, sono male alloggiati, quelli considerati poveri sono spesso senza casa, e le loro sistemazioni sono spesso peggiori e/o più costose rispetto a quelle accessibili agli italiani con le stesse caratteristiche di reddito. Inoltre, se è vero che la condizione di irregolarità è un fattore importante dell'esclusione abitativa, è significativo come questa esclusione riguardi anche gli immigrati regolari e con un lavoro.

Precarietà, canoni sproporzionati, condizioni abitative degradate, sovraffollamento sono le condizioni di disagio che spesso differenziano gli inquilini stranieri dagli italiani. A tutto questo va poi aggiunta la resistenza di molti proprietari ad affittare a stranieri e quindi, di fatto, l'ulteriore restringimento di un'offerta già di per sé insufficiente per i bisogni abitativi degli immigrati.

Alcune ricerche hanno dimostrato come l'incontro degli immigrati con il mercato dell'affitto abbia dato vita a un mercato specifico: il ricorso ad alloggi "inabitabili" - cioè al di sotto dei criteri minimi che oggi definiscono l'abitabilità in Italia - indica la riemersione di un patrimonio, ormai fuori mercato, di edifici che risultavano irrecuperabili alle esigenze degli italiani. Questo mercato specifico è poi caratterizzato dalle forti connotazioni di irregolarità (affitto in nero) e dai costi molto alti delle sistemazioni rispetto a quelli richiesti alle famiglie italiane. Inoltre, pagare un prezzo più alto per alloggi di qualità analoga - come insegnano le esperienze di molti Paesi - è indice di discriminazione nei confronti di una parte della popolazione.

Tale discriminazione, nel caso dell'Italia, non è necessariamente frutto di pregiudizio razziale, ma è resa possibile dalle condizioni del mercato dell'affitto.

La legge sull'immigrazione introduce poi delle limitazioni per l'accesso agli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) degli immigrati regolarmente soggiornanti: in particolare, la possibilità di partecipare ai bandi di assegnazione degli alloggi è limitata agli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno valido almeno due anni, e che inoltre esercitino una regolare attività di lavoro subordinato o autonomo.

Per approfondimenti e maggiori informazioni:
- Scheda sulla condizione abitativa con documenti e buone pratiche curata dal Cestim
- Vademecum casa a cura del sindacato inquilini (Sunia)
- Scheda sulla legislazione relativa al problema abitativo
- Elenco delle strutture di accoglienza dell'area torinese
- Banca dati su immigrazione e asilo


pubblicato: 03-03-2004 - modificato: 28-11-2011




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