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Immigrazione

vademecum


La Provincia di Torino ha attivato, dal 1997, il progetto Atlante immigrazione

L'immigrazione straniera in Italia, pur avendo iniziato tardi ad assumere una dimensione rilevante rispetto a molti altri Paesi europei, oggi non è più un'anomalia nel quadro europeo, ma presenta caratteristiche sempre più simili a quelle che si riscontrano nelle realtà dei Paesi limitrofi, quindi l'insediamento stabile nella maggioranza dei casi (quasi 9 immigrati su 10 sono in Italia per motivi di lavoro o di famiglia), la maggiore concentrazione nelle aree del Paese dove sono più elevate le possibilità occupazionali, un numero sempre crescente di ricongiungimenti familiari, e aumenta il numero dei minori e nuovi nati, la cosiddetta "seconda generazione".

Gli immigrati regolari in Italia superano, anche se di pochissimo, la soglia dei 5 milioni: il Dossier Caritas/Migrantes (2012) alla fine del 2011 ne stima 5.011.000. L'anno precedente erano 4.968.000, l'aumento netto è quindi del tutto esiguo rispetto alla stima dello scorso anno: circa 43.000 persone. E alla fine del 2009 erano 4.919.000.
Sono stati circa 262.688 i permessi di soggiorno validi alla fine del 2010 che, dopo essere scaduti, non sono risultati rinnovati alla fine del 2011, con la conseguenza di un rimpatrio non voluto o dello scivolamento nell'irregolarità. Nel precedente Dossier il dato era molto più alto: 684.413. Sono invece 231.750 i visti rilasciati dal ministero degli Affari Esteri nel 2011 per inserimento stabile.

Come in molti altri Paesi europei, è cresciuta e cresce la domanda di immigrati da parte del mondo economico e imprenditoriale e da sempre si è registrato un generale riconoscimento dell'importanza dell'immigrazione per questioni economiche e demografiche. In alcuni Paesi mediterranei, come l'Italia, poi, l'elevato numero di immigrati impiegati nei servizi, soprattutto quelli alle persone (collaborazioni domestiche, assistenza anziani), supplisce alle carenze di welfare.

Di fronte alla rilevanza che il fenomeno dell'immigrazione aveva ormai assunto nella seconda metà degli anni Novanta in Italia, nel 1998 era stata adottata la Legge 6 marzo 1998, n. 40 ("Disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero"), che si proponeva di disciplinare la materia in modo organico in tutti i suoi aspetti e che andava a colmare un grave vuoto legislativo. Una riforma che adeguava la normativa italiana alle Linee guida europee e che, in alcuni ambiti, influenzava positivamente il nascente modello europeo da cui è scaturita, il 24 settembre 2008, la politica comune su immigrazione e asilo.


Agli interventi sul fronte degli ingressi e delle espulsioni non sono però state affiancate adeguate iniziative sui diritti di cittadinanza e di soggiorno, lasciando scoperto il fronte della cosiddetta "integrazione degli immigrati", piuttosto ricco nelle intenzioni del legislatore ma scarso nei risultati. Il governo dell'immigrazione si è infatti concentrato su una minoranza di immigrati (quelli entrati illegalmente nel Paese), trascurandone la stragrande maggioranza. Così, a parte alcuni interventi tesi a garantire i molteplici servizi istituiti per gli stranieri, spesso su iniziativa del volontariato, i problemi legati all'alloggio, all'occupazione e alla salute sono rimasti molti e in molti casi caratterizzati da discriminazioni e gravi difficoltà da superare.

In questa situazione, e con una nuova maggioranza politica al governo del Paese, la normativa è stata modificata nel luglio 2002 con l'approvazione della Legge 30 luglio 2002, n. 189 (detta anche "Legge Bossi-Fini"), che ha completamente accantonato le intenzioni espresse dalla Legge n. 40/98 in materia di integrazione degli stranieri concentrando l'attenzione sulle questioni legate all'ordine pubblico. Sono così state introdotte nuove norme (restrittive) relative a cittadinanza, asilo e ingresso degli stranieri non comunitari e intensificate le misure contro l'immigrazione illegale. La modifica più rilevante rispetto alla normativa precedente ha riguardato l'introduzione del contratto di soggiorno, che lega direttamente l'ingresso e la permanenza in Italia degli stranieri non comunitari immigrati all'effettiva esistenza di un rapporto di lavoro.


Con la nuova Legge e i successivi decreti (Decreto legge 9 settembre 2002, n. 195 e relative modifiche), il governo ha poi previsto la possibilità di regolarizzazione per gli stranieri (colf, badanti e lavoratori subordinati) che lavoravano in Italia senza un regolare permesso di soggiorno (e quindi privi anche di un contratto di lavoro).

Tra le critiche che erano state sollevate alla nuova normativa, la più ricorrente riguardava l'aver ridotto ulteriormente le già scarse possibilità d'ingresso in Italia degli stranieri non comunitari, nonostante le richieste di manodopera degli imprenditori italiani e le condizioni oggettive che obbligano un numero crescente di cittadini dei Paesi più poveri a cercare di migliorare le condizioni di vita loro e delle loro famiglie emigrando nei Paesi più ricchi. In mancanza di adeguati canali d'ingresso in Italia e nell'UE, infatti, molte persone (tra le quali anche profughi che avrebbero il diritto di trovare asilo) si rivolgono alle organizzazioni criminali che controllano i canali dell'immigrazione illegale, rischiando la vita e in molti casi perdendola.

Successivamente, in Piemonte, la Legge regionale 8 Gennaio 2004, n.1 , modificata dalla Legge regionale 16/2006 e dalla Legge regionale 22/2007, attuava la legge quadro nazionale sul sistema integrato di interventi e servizi sociali.

L'entrata in vigore del Decreto Legge 23 maqggio 2008, n. 92 sulla sicurezza ha modificato alcune norme della "Legge Bossi-Fini". Il Decreto è uno dei testi che compone il cosiddetto Pacchetto sicurezza, convertito nella Legge 24 Luglio 2008, n. 125 e che fa parte delle disposizioni varate al fine di "contrastare fenomeni di illegalità diffusa collegati all'immigrazione illegale e alla criminalità organizzata".

Il provvedimento prevede, tra l'altro:
- maggiori poteri ai sindaci;
- militari con poteri di polizia nelle città;
- specifica collaborazione tra polizia municipale e Polizia di Stato in caso di interventi in flagranza di reato, nell'ambito dei piani coordinati di controllo del territorio;
- l'introduzione di una nuova circostanza aggravante: la clandestinità;
- pena della reclusione fino a sei anni per falsa attestazione o dichiarazione di identità a un pubblico ufficiale;
- condanna da sei mesi a tre anni per chi ceda "a titolo oneroso un immobile di cui abbia la disponibilità a un cittadino straniero irregolarmente soggiornante nel territorio dello Stato" e confisca dell'immobile stesso tranne nel caso che appartenga a persona estranea al reato;
- nuova denominazione del cosiddetto Centro di Permanenza Teporanea (CPT) che viene ribattezzato Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE);
- per quanto riguarda l'immigrazione dei cittadini che appartengono ai Paesi dell'Unione Europea vige il Trattato di Schengen.




pubblicato: 03-03-2004 - modificato: 14-06-2013




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